La nascita delle Giubbe Rosse

Messaggio di stato

Locating you...
Logo Associazione Giubbe Rosse

Sono un ragazzo del 1941. Sono nato disabile per colpa dell'anniversario della marcia su Roma del 1922 da parte dei fascisti. All'ospedale, quella sera, non vi era un chirurgo. Erano tutti a festeggiare e mia madre stava partorendo: io mi presentavo di piede e poi dopo risultò che pesavo 6 chili. Ll'ostetrica fu obbligata a usare il forcipe, cosi per nascere mi fratturò i bacini. Per qualche anno la mia vita passò da un ospedale a un altro con qualche intervento chirurgico; uno in particolare non fu molto fortunato perchè peggiorò la mia situazione. 

La scuola per me iniziò a Pietra Ligure all'istituto Santa Corona... mi portavano in classe, situata all'ultimo piano, in un letto perchè ero ingessato dalla vita in giù. All'ospedale ho frequentato la prima e la seconda elementare, e ho fatto anche la prima Comunione sempre a letto- Alla fine sapevo leggere ma non scrivere. Tornato a Milano consigliarono a mia madre di mettermi in una scuola speciale per disabili... fu così che entrai nella Gaetano Negri di Gorla. Qui mi sono trovato subito bene perchè tutti i miei compagni avevano problemi simili, così non avevo persone attorno che mi guardavano per la mia diversità.

Non voglio raccontarvi la mia vita, ma ho scritto tutto questo per farvi sapere come sono venuto a conoscenza del Prof. Umberto Dell'acqua.

Un giorno fummo riuniti in un salone della scuola dove ci presentarono il Prof. Dell'Acqua e altre persone, tra le quali vi era una ragazza, che poi sapemmo essere ungherese. Sentimmo una musica e la ragazza cominciò a ballare con un ragazzo che era al seguito del gruppo. Finito di ballare, si mise ad infilare un ago e cominciò a cucire un tessuto che poi stirò... poi si mise a cucire a macchina, apparsa come per magia. Io non capivo cosa volesse dire tutto quello che avevamo visto. La ragazza che aveva fatto quella specie di spettacolo si sedette e cominciò a togliersi una gamba e poi l'altra... un braccio e poi l'altro... era una ragazza nata focomelica, ovvero senza gli arti e al loro posto aveva solo dei moncherini.

Il Prof. allora si rivolse a noi dicendo che con questo esempio non c'erano bisogno di molte parole per capire che anche noi che avevamo problemi fisici potevamo fare molte cose. Poi tutti partirono e noi tornammo nelle nostre classi un poco frastornati. La scuola quell'anno ci fece fare le vacanze a Malcesine, una nuova colonia milanese inaugurata dal Professor Ragazzi. Era una colonia un po' diversa da quelle che avevo frequentato gli altri anni (come ad esempio a Ospedaletti). Qui si facevano alcuni lavori manuali: giardinaggio, coltivazione di alcune verdure e altre attività. Io in particolare traforavo alcuni scudi che rappresentavano immagini di animali, i quali servivano per distinguere un gruppo di ragazzi da un altro.

Tornati a Milano, quando ricominciò la scuola, era il 1955. Un giorno ricomparve il Prof. Dell'acqua che chiese a un certo numero di noi se volevamo entrare a fare parte degli Scout. Quasi tutti accettarono perchè per noi era un avventura, specialmente dormire in tenda e mettere una divisa. Dopo una preparazione di qualche mese avevamo imparato la storia dello Scoutismo, a fare i nodi, conoscere come Baden Powell riuscì a fondare questo gruppo internazionale e tante altre cose interessanti. Il nome dato al nostro gruppo era gli "ULIVI". Il Prof. ci spiegò che questo albero, non bello e bitorzoluto, un poco come noi, dava dei frutti meravigliosi. (allegato 1).

Il Prof. voleva che tutti noi Ulivi avessimo l'abitudine di visitare e conoscere le belle cose che la vita degli artisti aveva dato nei secoli scorsi, e cosi per molti sabati ci portò a vedere il museo di Brera, dove ogni volta un esperto ci portava in un salone e ci spiegava il significato dei quadri esposti. Un'altra volta ci portarono al Poldi Pezzoli, sempre con alcuni esperti, anche se poi io scoprii che forse il Prof. aveva le medesime conoscenze. Fu una grande sorpresa quando, un giorno, ci annunciò che l'anno successivo, nel 1956, avremmo partecipato ad un campeggio in Svizzera con più di diecimila scout.

Nel frattempo venimmo a sapere che noi Ulivi eravamo il primo gruppo italiano degli EMT, Esploratori Malgrado Tutto (leggi l'articolo del Corriere della Sera del 1956). Oltre il Prof. si unirono al gruppo i tre "Carlo": DuPre, Castellazzi e Fossati, che erano dei Rover. Prima di partire fummo accolti in Duomo, dove il Cardinale Montini, prossimo Papa, ci fece gli auguri e ci diede la Sua benedizione per l'avventura che stavamo intrapendendo. Partimmo in treno per la Svizzera, poi in pullman per Saignelégier. Durante una sosta del treno vidi, in un grande parcheggio, che le biciclette avevano tutte la targa, cosa che per me era una grossa novità.

Durante il tragitto in pullman ci siamo fermati a salutare un gruppo di italiani che lavoravano come muratori in Svizzera e che vivevano poveramente in baracche di legno, perchè dovevano mandare i soldi a casa per le famiglie. Anche questa è stata un'esperienza. Arrivati al campo, scoprimmo che il nostro materiale (tende, brande, cucina e tutto ciò che serviva per preparare il campo) era fermo alla dogana per controllo. Vennero in nostro aiuto i militari svizzeri che ci allestirono una grande tenda che bastava per tutti. Per il cibo ci pensò il gruppo di EMT di Zurigo, guidati da Snorf, un gigante... pensate che l'anno dopo, a Venezia, avendo io una gamba ingessata per una frattura, riuscì a sollevarmi assieme alla carozzina per mettermi su di un motoscafo.

Finalmente il materiale arrivò e noi potemmo installare il nostro campo. Eravamo tre squadriglie: aquile, lupi e pantere. Subito invitammo a pranzo il gruppo svizzero che ci aveva aiutato al nostro arrivo. Poi iniziammo i lavori che ci erano stati destinati dalla direzione del campo. Il tempo passava troppo velocemente, tra i lavori e le uscite in pullman per visitare la regione. Arrivò il 2 agosto 1956, festa nazionale svizzera. Un grande spettacolo fu organizzato dagli scout svizzeri e fu ripreso dalla televisione. Era la prima volta che vedevo la televisione, ne avevo solo sentito parlare... peccato che verso la fine dello spettacolo iniziò a piovere.

Riprendemmo il pullman. il luogo della festa era abbastanza lontano dal nostro campo, che purtroppo non abbiamo potuto raggiungere perchè la pioggia era troppo forte e il pullman non poteva più proseguire. Era troppo pericoloso. Per fortuna trovammo li vicino un casello ferroviario dove trovammo rifugio fino al mattino. Quando arrivammo, il campo era diventato una palude. I militari sono intervenuti per mettere dei cammminamenti con assi di legno. Erano ancora i militari che facevano da mangiare; la pastasciutta dovevano tagliarla con la forbice. Loro non usavano il parmigiano ma il gruviera, che però si impastava. Per noi andava bene lo stesso perché faceva parte della nostra grande avventura.

Prima della fine il nostro gruppo ricevette alcuni premi per i lavori fatti e per l'organizzazione del nostro campo. Con grande soddisfazione nostra e del Prof. ritornammo a Milano avendo negli occhi e nella mente tutto ciò che eravamo riusciti a fare. Avevamo dimenticato la nostra disabilità. L'appuntamento con i nostri amici svizzeri era rimandato all'anno prossimo a Malcesine. Nei mesi che seguirono continuammo a fare visita ai musei e a fare varie uscite nei weekend, compreso un un campo di San Giorgio a Crema.

L'anno passò in fretta e si avvicinavano le vacanze a Malcesine. Nel frattempo mi ero rotto una gamba scivolando in strada per la pioggia e avevo paura di non potere andare al campo, ma il Prof. mi disse che non ero il solo in carrozzina. Perciò disse che sarei partito. Ero soddisfatto ma temevo di non farcela. Era la prima volta che mi trovavo in quelle condizioni. Come cappellano scout avevamo Don Giussani, che in seguito fondò Comunione e Liberazione. Anche lui, in divisa, ci sosteneva moralmente e religiosamente: noi facevamo parte degli scout cattolici italiani.

Poi, finalmente, abbiamo potuto abbracciare i nostri amici svizzeri, ben contenti di averli ancora con noi in questa avventura. Durante la vacanza, un giorno fummo invitati dal Sindaco di Malcesine ad una grande festa nel castello della cittadina. Per l'occasione furono invitati anche i nostri genitori. Nei giorni seguenti vennero al campo un gruppo di giornalisti Inglesi e ci intervistarono mentre ci facevano fotografie, che ci hanno inviato poi a casa a Milano (potete vedere una di queste mentre sto lavando le stoviglie).

Un'altra grande sorpresa fu quando il Prof. ci annunciò che saremmo partiti per qualche giorno a Venezia, all'isola di San Giorgio. Arrivammo in piazza Roma dove alcuni motoscafi della Croce Rossa ci portarono sull'isola. In quest'isola vi era la Fondazione Giorgio Cini che accoglieva gli orfani dei marinai e dove insegnava loro a diventare marinai professionisti. Vi era anche una sezione che insegnava loro come si costruiva una barca. Per la pratica avevano a disposizione una grande nave a vela, la "Giorgio Cini", che era un vanto della marineria italiana. Una sera, sempre coi motoscafi, ci portarono alla Ca' Foscari, dove una compagnia dialettale in costume recitò in mezzo a noi. Credo che gli svizzeri non compredessero il dialetto, ma gli artisti si facevano capire a smorfie e a gesti. Ci siamo divertiti moltissimo, soprattutto per me perchè non ero mai andato a teatro.

Il giorno dopo siamo andati a visitare la Basilica di San Marco, che io pensavo molto più grande. Ponte dopo ponte abbiamo visitato campi e campielli, ma io sono rimasto in piazza san Marco, dato che in carrozzina non è facile andare a spasso a Venezia... e oltretutto avevo una ruota sgonfia, ma non siamo riusciti a trovare una pompa per gonfiarla, neanche a San Giorgio. Il giorno dopo siamo ripartiti per Malcesine con gli occhi pieni delle belle cose viste.

Grazie Prof... ora che ho 72 anni ricordo ancora quei tempi con grande nostalgia e spero che molti vecchi compagni possano leggere tutto quello che ho ricordato ora.

Nel 1958 eravamo al campo di Isolaccia di Bormio, tra le baracche dell'AEM, azienda energetica di Milano. Di allora mi ricordo la prima volta a Livigno (per me erano sempre "prime volte", perchè io lasciavo Milano solo quando andavo in colonia con la scuola o con gli scout). Il Prof. ci spiegò che Livigno era un paese con una sola strada lunghissima, con le case sui lati, e che a Livigno non si pagavano tasse: era per questo motivo che le sigarette che comprammo per i nostri genitori costavano poco. Nel tornare al campo siamo passati per il paese di Tre Palle, il comune più alto d'Europa. Nei giorni seguenti abbiamo visitato la diga di Fraele e la sua centrale elettrica, che forniva elettricità a Milano: abbiamo visto le turbine azionate dall'acqua della diga e per me era una cosa meravigliosa... devo ancora dire grazie al Prof. per tutto questo.

Facemmo un'altra gita a Santa Caterina di Valfurva, dove c'erano delle terme famose. Li abbiamo conosciuto il professor Manzoni, un archeologo amico di Umberto Dell'Acqua, che offrì a tutti noi una super merenda a base di dolciumi. Al risveglio mattutino dovevamo lavarci nell'acqua del fiume Adda, ed anche se era estate l'acqua era gelata e qualche volta fingevamo di lavarci. Nel nostro gruppo vi era Rossi che disegnava benissimo, tanto che il Prof. gli fece disegnare una Madonna, che gli operai dell'AEM misero poi in una cappella sulla strada per Bormio.

Tornati a Milano continuammo con il Prof. Dell'Acqua ancora per un anno, finché lui decise che non era giusto che solo i maschi dovessero fare queste vacanze. Fu cosi che iniziarono anche le ragazze di Gorla. Io e altri continuammo nello scoutismo con il Tenente Colonnello Formica, un chirurgo dell'ospedale militare di Baggio, dove noi facevamo gli incontri. Poi cominciai a lavorare e il tempo che mi rimaneva per lo scoutismo era poco, ma il vero motivo era che col Prof. avevamo tutti i servizi del Comune di Milano, che per me erano allora basilari.

Quello che scriverò fino al 1973 sarà solo perchè mi è stato detto da coloro diventati Giubbe Rosse e dagli scritti fatti dopo le vacanze effettuate dal 1959 al 1973. Nel 1959 l'attività continuò, ma io non partecipai molto per problemi di lavoro. Per gli anni dal 1960 al 1973 allego in calce un libretto scritto dal Prof. Dell'Acqua, dove è scritta la storia delle Giubbe Rosse di quegli anni. 

In quanto a me, quegli anni furono tutto lavoro, prima operaio e poi artigiano, fino al 1972, anno del mio matrimonio in Francia. Un giorno del 1973 mi arrivò una telefonata dall'Ufficio di Igiene del Comune di Milano di via Statuto: era il Prof. che mi invitava nel suo ufficio per una "rimpatriata". Andai a trovarlo e mi meravigliai molto perchè non era cambiato. Pensavo fosse diventato più anziano. Mi fece vedere molte foto di quando eravamo Scout e poi mi dsse il motivo per cui mi aveva invitato. Mi disse che aveva svolto una piccola indagine sulla mia vita e che aveva una proposta per me. Mi ha spiegato la storia delle Giubbe Rosse, le vacanze che facevano ogni anno quasi sempre in montagna, gli incontri mensili e tante altre attività comuni. Mi invitò a trascorrere un fine settimana a Santa Caterina di Val Furva, alla Benedicta, dove io avrei dovuto raccontare la mia vita dopo lo Scoutismo.

Mi spiegò il motivo della sua richiesta: voleva dimostrare che, pur essendo disabili, si poteva fare una vita normale. Nel frattempo, qualche mese prima, mia moglie partorì il primo figlio. Effettivamente, per noi ragazzi disabili era molto difficile entrare nel mondo del lavoro... le persone normali pensavano che non potessimo fare le cose più comuni. Pensavano che gli invalidi fisici fossero anche un poco psichici, ed ecco perchè il Prof. voleva la mia testimonianza. Per lui ero la prova che tutto era possibile. Al Prof. interessava dimostrare anche la vita affettiva che la persona disabile poteva avere.

Arrivò il fine settimana delle vacanze delle Giubbe Rosse a Santa Caterina e il Prof. mi presentò ai vacanzieri. Fra di loro riconobbi solo Sammartin... quattordici anni di lontananza erano tanti. Speravo che tutti coloro che avevo conosciuto e con i quali avevo vissuto delle belle esperienze avessero avuto fortuna nella loro vita. Mi misi "in cattedra" e spiegai alle Giubbe Rosse presenti quello che ero riuscito a fare negli anni, dopo lo scoutismo. Per l'occasione avevo portato con me tanti articoli di pelletteria, da me prodotti, che regalai ai presenti. Fu tanta la mia soddisfazione quando alcune Giubbe Rosse, dopo qualche anno, mi dissero che stavano ancora utilizzando il mio regalo.

Era il 1974.

(Fine prima parte)

Tags: